
21^CORTINAMETRAGGIO:
CORTINA D’AMPEZZO DAL 23 AL 29 MARZO 2026
Paolo Genovese ai giovani autori: innovare, rischiare, non inseguire ciò che ha già funzionato
Si è svolta nell’ambito della ventunesima edizione di Cortinametraggio la masterclass di Paolo Genovese, un incontro molto partecipato che ha messo al centro il rapporto tra creatività, innovazione e nuove sfide per chi oggi si affaccia al mondo del cinema. Davanti a una platea di giovani autori, il regista ha condiviso riflessioni, esperienze personali e uno sguardo diretto — e senza filtri — sul futuro del mestiere.
C’è una regola non scritta per chi si muove oggi nel mondo del cinema, e secondo Paolo Genovese è bene tenerla sempre a mente: non cedere alla tentazione di camminare sulle tracce di qualcosa che esiste già e che ha avuto successo. La vera sfida, per un autore, è proporre qualcosa di nuovo, di innovativo, capace di attingere alla filosofia di ciò che ha funzionato senza riprenderne l’argomento.
«Oggi il leitmotiv — ha spiegato il regista — è: facciamo quello che piace al pubblico. Invece dovrebbe essere: facciamo quello che potrebbe piacere. Per uscire dagli schemi, per incontrare il nuovo, te la devi rischiare». Un principio che lo stesso Genovese conosce bene, dopo aver ricevuto più di un rifiuto per Perfetti sconosciuti, film arrivato nelle sale solo grazie alla sua perseveranza e poi diventato un caso internazionale. «Era qualcosa di non facilmente individuabile e controllabile. L’errore è rifare i film che già hanno funzionato. Di ciò che è andato bene non andrebbe ripreso l’argomento, ma la filosofia che sta alla base di quel progetto».
Per il regista, l’autore deve avere la fortuna di confrontarsi con esempi e riferimenti capaci di suggerire uno sguardo nuovo sul proprio lavoro. «Hanno fatto tutto ormai, sento dire ai giovani. In realtà il compito dell’autore è aggiornare l’idea e il punto di vista alla società. Perfetti sconosciuti è un’idea agganciata al momento storico in cui è nata: dieci anni prima non avrebbe funzionato allo stesso modo, perché la nostra vita non era ancora così legata ai cellulari».
L’esperienza personale diventa oggi un esempio da condividere con le nuove generazioni di autori, come quelli che hanno affollato la platea dell’incontro organizzato nell’ambito di Cortinametraggio, festival che da sempre porta l’attenzione sul cinema breve, tradizionalmente primo spazio di sperimentazione e formazione. Un percorso che riguarda anche lo stesso Genovese, che proprio al festival ideato da Maddalena Mayneri partecipò con uno dei suoi primi cortometraggi.
I ragazzi che oggi si affacciano al mondo dell’audiovisivo, però, portano con sé dubbi e timori diversi rispetto al passato. Se negli anni scorsi lo spauracchio era l’algoritmo, oggi il confronto è con l’intelligenza artificiale. «Le idee nuove si scontrano con la logica razionale, cioè il famoso algoritmo. La diffidenza nei confronti dei giovani è un vero freno. Ci sono gli scienziati della creatività, ma la creatività non è una scienza».
La rivoluzione dell’IA, per Genovese, è tanto clamorosa quanto inquietante. «È pericolosa, fa paura perché potrebbe rimpiazzare l’arte, ed è sconsolante. Temo che la velocità con cui si sta evolvendo sarà tale per cui molti di noi non faranno più questo lavoro. Esiste un range di prodotti che va dal discreto al buono, e poi ci sono gli altri. La parte della scrittura si sta evolvendo in maniera preoccupante perché è in grado di creare prodotti discreti, e molte aziende lo stanno già facendo. Se sei in quel range sei a rischio, perché sei sostituibile».
L’intelligenza artificiale, osserva, pesca inevitabilmente nel già fatto. «Alcune tipologie di film che sfuggono al già visto non saranno elaborate dall’IA. Il repertorio delle commedie romantiche è replicabile, ma non tutto lo è. È preoccupante, e ci costringe a essere più bravi. Fino a un decennio fa c’erano sceneggiatori che potevano trovare spazio compatibilmente con il proprio talento, oggi è più difficile».
Anche per gli attori il tema è aperto, ma secondo il regista esiste un limite culturale difficile da superare. «C’è qualcosa di romantico nel nostro rapporto con l’attore: il pensiero che quella persona non esiste davvero crea distanza. L’animazione ha un’origine diversa e un’empatia diversa con il pubblico. I cartoni animati creano personaggi di fantasia, ma quando si tratta di una persona reale, sapere che non esiste rende più difficile affezionarsi. Vale anche per i personaggi generati dall’IA».
Tra gli strumenti per evitare la mediocrità, Genovese indica una cura quasi ossessiva per le parole, a cui lui stesso si dedica con metodo certosino. Ricorda, ad esempio, una battuta di Perfetti sconosciuti: «La frase pronunciata da Marco Giallini sulle relazioni — “Però una cosa importante l’ho imparata: saper disinnescare” — ha funzionato perché “disinnescare” è una parola ricercata. La metafora della coppia come un ordigno ha colpito l’immaginario collettivo».
Il lavoro dell’autore, conclude, è un processo senza fine e senza andamento lineare. «È un lavoro in cui non c’è mai una fine. Per migliorare di poco serve tanta fatica, ed è facile accontentarsi. Cerco di non fermarmi quando è semplice. Non uso l’IA anche per la paura della pigrizia che potrebbe subentrare se bastasse poco sforzo per ottenere un risultato accettabile. Mi ha colpito controllare la traduzione in inglese di una sceneggiatura: aveva capito i personaggi, l’ironia, il sarcasmo, che sono caratteristiche prevalentemente umane. Da lì ho capito che il lavoro dello sceneggiatore è completamente stravolto. Mediocre è un prodotto che non ha innovazione, che offre pochi stimoli».
Tutte le informazioni sul sito ufficiale: www.cortinametraggio.it
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